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Car Tales: Lamborghini e le due facce del Toro

Il segno zodiacale del toro è sinonimo di forza, testardaggine e carisma, caratteristiche di una personalità forte e determinata. Anticamente, il toro era un animale venerato in tutte le civiltà del Mediterraneo ed è una figura ricorrente nella mitologia classica. Forse l'esempio più famoso di tutti è quello del Toro di Creta, padre del Minotauro. Esso era una bestia feroce, capace di sputare fuoco dalle narici e di devastare qualsiasi cosa si trovasse sul suo cammino. Fu creato da Poseidone come esempio massimo di regalità e potenza per essere sacrificato dal re di Creta, Minosse: quando questi lo nascosero per preservare la bellezza dell'animale, come punizione il dio lo fece infuriare trasformandolo in una belva implacabile. Secondo la mitologia, chi riuscì a domarlo fu Ercole, che lo sconfisse soffocandolo.

Il toro è simbolo di brutale regalità: un insieme di rispetto, fascino e potenza. Non è un caso che questo animale sia stato scelto da Ferruccio Lamborghini come il simbolo della sua fabbrica di automobili: non soltanto perché era appassionato della corrida, ma anche perché era il suo segno zodiacale. Sin dal 1963, queste automobili furono considerate come l'essenza del toro in senso automobilistico. Sono tutte delle furie: possiedono una ferocia smisurata e una presenza che lascia a bocca aperta.

In più, la storia della Lamborghini è una storia di icone: ogni auto uscita da Sant'Agata è sempre stata concepita per essere un perfetto oggetto del desiderio. Muscolose, potenti e bellissime, le Lambo sono l'incarnazione del toro mitologico. Nei suoi quasi 60 anni di storia si sono prodotte quasi esclusivamente GT a 12 cilindri, di cui forse la più rappresentativa (oltre alla Miura, ovviamente), è la Countach, l'espressione massima di quello che una Lamborghini dovrebbe essere. Quando uscì, nel 1973, fu la prima supercar di produzione con le porte a cerniere verticali e con la trasmissione collocata anteriormente al motore. Con 370 cavalli, era l'auto di serie più veloce al mondo e al momento della sua presentazione divenne subito una delle pietre miliari delle Gran Turismo italiane.

Come un toro, era brutale e scorbutica da condurre, facile da far inferocire e richiedeva una certa abilità nell'essere domata: oggi giorno, Ercole andrebbe in giro con una Countach! È un'auto che si guida con tutto il corpo e che nulla concede alla distrazione: la terapia perfetta per chi cerca adrenalina pura. Iconica con la sua linea a cuneo e l'architettura "cab forward" con il posto di guida avanzato e uno sbalzo anteriore minimale, è forse la regina delle Lambo.

Inoltre è l'espressione più pura dei 12 cilindri di Sant'Agata: infatti fino all'avvento della Gallardo nel 2003 (e con la sola eccezione delle Silhouette, Jalpa e Urraco ) era l'unico frazionamento utilizzato dalla Lamborghini. Il V10 da 5 litri (poi portato a 5.2 con la seconda generazione) era il primo motore di questo tipo a essere montato su un'auto di Sant'Agata.

La Baby Lambo, come fu soprannominata dalla clientela, riscosse un notevole successo: derivata dal prototipo dell'Italdesign, la Calà ne seguiva gli stilemi e l'impostazione tecnica. Il disegno finale di Giugiaro e Luc Donkerwolke 2003 creò una fantastica supercar, compatta, futuristica e semplice nelle sue linee, capace di riscontrare il favore degli appassionati.

Il famoso toro di Creta si era forse ingentilito? La Gallardo non aveva angoli particolarmente estremi e le portiere verticali non erano disponibili... era quest'auto un affronto alla potenza taurina delle Lamborghini? Ancor oggi, i fatti dimostrano ben altro. Composta e velocissima su strada, esibisce il classico temperamento di una Lambo: è lei a condurti, e non viceversa! Bisogna guidare con cattiveria, prendere decisioni in una frazione di secondo e cercare in ogni momento di non farsi sopraffare. Forse il sistema a quattro ruote motrici non è il massimo per il divertimento puro ma tutt'oggi si rivela efficace e di grande precisione.

Un'auto stradale prima di tutto, la Gallardo è stata per certi versi la figlia della Countach: se quest'ultima è il Toro di Creta allora la prima è come il Minotauro. I miti non si arrestano: affascinanti nei loro dettagli, continueranno a essere tramandati, celebrati, evocati fino a diventare concrete e tangibili leggende.

Words: Jacopo Villa, contributor
Photos: Sajin Park
Cars: courtesy of 
Autovergiate.it


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