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Driving Legends: Carroll Shelby, dalla fattoria all’Olimpo delle corse auto

Quando lo stile è senza compromessi, fa sempre alzare più di un sopracciglio. Prima di Carroll Shelby, disputare una corsa in tuta non sarebbe stato appropriato: solo strano e ridicolo. A quell’epoca, nessuno avrebbe mai pensato che un fattore potesse vincere la 24 Ore di Le Mans con un'Aston Martin ufficiale, inventando inoltre un modo completamente originale di guidare un'auto da corsa.

Le regole del ben vestire sono chiare nell’indicare l’abbigliamento adatto a ogni occasione: un abito su misura è l'ideale per una cena formale, i vestiti da lavoro sono fatti per sopportare le condizioni più dure senza cedere. Ma se sei nato negli anni ‘50 e porti il nome di Carroll Shelby, allora sei fatto per rivoluzionare le regole del mondo delle competizioni automobilistiche: un americano mai stato alla NASCAR, capace di sbaragliare le Ferrari in salopette da lavoro? Eh sì, questo era Shelby.

Ma perché proprio la salopette? Perché l'uomo dietro alle leggendarie Mustang Shelby e le Cobra era in origine un allevatore di polli col pallino di sfrecciare sui circuiti a bordo di auto europee. Pensate al sogno americano: l’uomo che riuscì a battere le Ferrari a Le Mans era un fattore talmente cocciuto e determinato che niente avrebbe potuto impedirgli di conquistare il mondo delle corse. E così fu.

Appassionato sin da piccolo di auto e aerei, Carroll Hall Shelby nacque nel 1923 a Leesburg, in Texas, dove a soli 5 anni imparò a guidare. Raggiunta la maggiore età, il suo interesse verso la meccanica lo portò in tempo di guerra a diventare prima un istruttore di volo nell'aviazione americana, poi un ottimo costruttore d’auto. Dopo la guerra, si congedò dall'esercito e avviò inizialmente un’attività di autotrasporti, che però si rivelò un fallimento, poi sperimentò il settore petrolifero e infine decise di diventare un allevatore di polli, un settore allora in forte espansione, che in Texas offriva grandi opportunità.

Fu durante questo periodo che Shelby cominciò a partecipare, per puro divertimento, alle sue prime competizioni automobilistiche. Il suo debutto su un circuito fu a Norman, Oklahoma, dove partecipò con la sua MG TC a un evento SCCA, vincendo nella sua classe.

Mentre i suoi polli cominciavano a morire per un’epidemia e la sua attività di allevatore si approssimava alla bancarotta, la sua carriera come pilota prendeva il volo. Nonostante fosse ancora un fattore, nel 1953 Shelby era già considerato tra i Gentleman Driver più forti in America, sicuramente quello dall'abbigliamento più inconfondibile: una salopette. Ne indossava una anche quando vinse la prima gara alla Eagle Mountain Naval Airbase... Perché? Molto semplicemente, perché stava lavorando in fattoria un attimo prima dello Start e per comodità decise di tenerla!

Un “marchio di fabbrica” che non avrebbe potuto essere più americano: quello di un pilota gentiluomo che adorava infrangere le regole e definire il proprio stile da sé.

Dopo i successi della stagione 1953, la carriera automobilistica di Shelby ebbe una considerevole accelerata sulle ruote di un’Aston Martin DB3, che l’anno successivo lo portò in Europa a Le Mans, Monza e Silverstone e gli permise di ottenere i primi guadagni come professionista. La sua fama come “pilota pollicoltore” dilagò quando ottenne una serie di record a Bonneville e, ancora di più, quando divenne uomo copertina su Sports Illustrated nel 1958.

Il successo più significativo per la carriera di Shelby arrivò nel 1959, quando vinse la 24 ore di Le Mans al volante di un'Aston Martin DBR1 ufficiale, sotto la guida del grande John Wyer. Naturalmente, festeggiò la vittoria innalzando la coppa colma di champagne vestendo la sua fidata salopette ricoperta d'olio!

Conosciuto come l'uomo che nel 1966 sconfisse le Ferrari a Le Mans conducendo una Ford GT40 alla vittoria, Shelby sapeva esattamente come usare il suo carisma. Seppe rivoluzionare il dress-code dell’automobilismo ufficiale e permise il diffondersi in America delle gare su circuito, ispirando, con i suoi successi, un'intera generazione di piloti. Se non fosse stato per un allevatore di polli in salopette, la Cobra, la Daytona Cupè, la GT40 e le versioni speciali della Mustang non avrebbero mai visto la luce.

Se le regole esistono, è per essere infrante. E oggi la salopette è cool.

Jacopo Villa, contributor

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