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Driving Legends:
Elio De Angelis, l’ultimo Gentleman Driver

Elio De Angelis lo ricordano tutti quelli che seguivano il Campionato di Formula 1 nei primi anni 80, piloti e appassionati d’auto, senza eccezioni. Difficile dimenticare un fuoriclasse della pista del suo calibro, che alla qualità sportiva affiancava una classe, un’educazione e un garbo tali da valergli la fama di ultimo pilota gentiluomo. Ma Elio De Angelis lo ricorda anche chi, il 14 maggio del 1986, accese la tv e si trovò davanti alle immagini del suo incidente sulla chicane veloce “Esses de la Verriere” del circuito Paul Ricard, i colleghi piloti con le braccia tra le fiamme a cercare di tirarlo fuori dalla BT55 accartocciata, il fumo rovente e tossico che gli è costato la vita a 28 anni. Una stretta al cuore che ha fatto il giro del mondo.

Un talento puro, nitido, coltivato con serietà e passione. Aveva un DNA da campione, col gene della velocità ereditato dal padre - campione mondiale Off Shore negli anni 50 - che lo portò a salire sul primo kart a 14 anni e da lì a imboccare rapidamente la strada delle gare agonistiche: il debutto in Formula 3 a 18 anni, poi la Formula 2 e la Formula 1 a soli 20 anni, ingaggiato dalla Lotus di Colin Chapman, di cui divenne il pupillo, si dice, anche per l’umiltà con cui lavorava sodo, collaborando al perfezionamento delle auto, e per i suoi modi raffinati, quasi d’altri tempi.

Romano, cresciuto in un’ottima famiglia che provvide a un’eccellente educazione, Elio amava il tennis, il calcio e la musica classica, tanto che dichiarò che se non avesse fatto il pilota sarebbe voluto diventare un compositore. Le sue mani, capaci di disegnare traiettorie perfette in pista, erano allenate alla precisione dallo studio del pianoforte, abilità che divenne evidente in uno degli episodi extra-sportivi più memorabili della sua carriera.

Era il 1982, il Mondiale stava per debuttare a Kyalami e 29 piloti si barricarono nella sala conferenze di un hotel per fare fronte comune contro a nuova super licenza della FISA. Fu, di fatto il primo sciopero piloti della storia della F1, affrontato con spirito di cameratismo nonostante la tensione altissima. Fu proprio per alleggerire gli animi che Elio sedette al piano e iniziò a suonare magistralmente Mozart: divenne uno dei momenti simbolo della protesta.

In pista, la sua finezza di pensiero diventava un’intelligenza tattica da veterano: sapeva capire quando spingere l’auto oppure quando limitarsi a condurla a traguardo. Una strategia che lo portò, malgrado le auto non competitive, a salire 10 volte sul podio, a 3 pole position, 122 punti conquistati e 2 vittorie - nel GP d’Austria del 1982 e a San Marino nel 1985 - collocandolo di diritto tra i migliori del suo tempo, al pari di Mansell, Andretti, Patrese e Senna.

Fu la rivalità con quest’ultimo, suo compagno di squadra, a fargli lasciare la Lotus nel 1985: quando divenne chiaro che il team intendeva favorire il brasiliano, De Angelis scelse la via dell’orgoglio e della Brabham. Era su una Brabham BT55, durante una sessione di test collettivi a Le Castellet a cui volle partecipare per prendere confidenza con un’auto talmente bassa da essere soprannominata “sogliola”, che Elio perse la vita in una delle morti in pista più controverse di sempre: l’alettone posteriore che si stacca ai 270 all’ora, la BT55 catapultata su una barriera, i primi soccorsi assenti, il ritardo del trasporto in ospedale…

Un epilogo evitabile secondo molti, che paradossalmente giovò alla Formula 1 poiché rese irrimandabile la questione sicurezza: da quel momento migliorò l’assistenza in pista e la FIA impose anche per i test i medesimi standard di sicurezza delle gare.
L’estremo, sfortunato sacrificio dell’ultimo dei Gentleman Driver.

Once more, Ayrton Senna was very lucky, he was very close to having an accident. When you are lucky, you are lucky. When you’re not…” – Elio De Angelis, GP Monza, 1985.

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